Le più “grande” esportazione della Corea del Nord: statue giganti

Postato a by Alessio Scalzo

La Corea del Nord non sembra produrre beni che il mondo voglia accaparrarsi a tutti i costi, ma stranamente una delle esportazioni maggiori è la sua arte.

Lawrence Pollard, noto giornalista dalla BBC, ha voluto indagare a fondo su questo fenomeno e sull’influenza culturale che ha soprattutto in Africa.

Potrebbe sembrare sorprendente sapere che la Corea del Nord trae profitto da numerose commissioni artistiche: murales, arazzi, “jewl painting” (ovvero pitture colorate con una polvere di pietre semi-preziose) e statue di bronzo giganti di dittatori (non solo di Kim Jong-Un). Ma chi si occupa di tutto questo? Lo Studio Artistico Mansudae.

 

Lo Studio Artistico Mansudae

Fondato nel 1959, forniva alla Corea del Nord tutto ciò che la propaganda necessitava: statue enormi, murales e  bandiere da sventolare durante le parate militari. Tutto questo materiale veniva prodotto da uno staff di sole 4.000 persone.

Lawrence Pollard ha anche incontrato Pier Luigi Cecioni, italiano ed unico rappresentante di questo studio artistico nel mondo, il quale ha spiegato che «Mansudae prende il nome dal distretto in cui si trova, nel cuore della città», poi ha aggiunto che «Attualmente è più un campus che un’industria, più uno studio, il più grande del mondo».

Hanno appena finito di produrre un ricamo gigante per la famiglia Benetton e terminato un lavoro per un museo in Cambogia, ma è in Africa che il MOP (Mansudae Overseas Projects) ha trovato i suoi più grandi estimatori.

 

I più grandi estimatori sono in Africa

Le esportazioni di questi prodotti sono iniziate nei primi anni ’80, in genere come doni diplomatici ai paesi socialisti o non allineati da parte dei loro fratelli nordcoreani. Soltanto in tempi recenti sono diventati una considerevole fonte di guadagno, con artisti e artigiani del MOP che lavorano in Angola, Benin, Chad, Repubblica Democratica del Congo, Guinea Equatoriale, Etiopia e Togo. Addirittura alcuni media locali dello Zimbabwe dicono che ci sarebbero due statue giganti di Robert Mugabes in chissà quale magazzino, in attesa di commemorarne la morte. Anche uno tra i più famosi monumenti del Senegal, quello dedicato al Rinascimento Africano, è stato costruito sul luogo dagli artigiani dello Studio Artistico Mansudae nel 2010.

Pollard, nella sua inchiesta, rivela anche che lo studio avrebbe guadagnato in questo modo decine di milioni di dollari.

L’arte nordcoreana sembra essere apprezzata dai leader africani essenzialmente per due ragioni: la prima è che il prezzo è ritenuto ragionevole, infatti il monumento senegalese (alto ben 49 m) è stato pagato con un appezzamento di terra che è stato subito rivenduto; il secondo è lo stile celebrativo, poiché ricorda i monumenti della Russia e della Cina rivoluzionarie, ma anche quelle degli Stati Uniti quando cercavano di costruire una propria identità nazionale anche attraverso opere imponenti come il Monte Rushmore.

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Qualcuno potrebbe trovare l’arte dello Studio Artistico Mansudae propagandistica, poco ispirata, commerciale o addirittura di pessimo gusto, eppure è molto diffusa, più di quanto ci si potrebbe aspettare per qualcosa che viene prodotto in Corea del Nord.

Info sull'Autore
Alessio Scalzo

Nato nella terra di Pirandello e Sciascia, vivo e lavoro a Milano da un bel po' di tempo ormai. Leggo un po' di tutto e seguo con interesse le evoluzioni del mondo e dell'editoria.