L’arte di intagliare l’avorio e il commercio illegale

Postato a by Alessio Scalzo

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L’arte a volte può essere discutibile, altre volte eccellente, altre volte di cattivo gusto.

Lasciamo al lettore il giudizio su quanto vi andremo a raccontare, perché parleremo di un argomento delicato: l’arte della lavorazione dell’avorio.

Questa settimana la CNN ha pubblicato un intenso reportage, che racconta la storia di uno di questi “artigiani” cinesi, che ha dedicato la sua intera vita a questo lavoro, connesso spesso a traffici oscuri legati al mercato nero e al bracconaggio.

Quando Li Chunke ha iniziato a intagliare l’avorio nel 1964 il numero degli elefanti in Africa era ancora in aumento, la richiesta per l’avorio in Cina era praticamente inesistente e le zanne potevano essere comprate per meno di $7 al kg: oggi, secondo le stime di Save the Elephants, il presso è salito fino ai $1.100 al kg.

Il prezzo delle zanne durante la carriera di Li è cresciuto costantemente, invece quello dei xiangya (ovvero i denti di elefante) si è quasi dimezzato negli ultimi 18 mesi.

 

Una forma d’arte antica

Gli ambientalisti hanno accolto con gioia la recente caduta della domanda di avorio, probabilmente dovuta alle campagne di sensibilizzazione e all’impegno del presidente Xi Jinping di abolire il commercio di questo materiale in Cina.

Non bisogna dimenticare però questo cambiamento nella cultura del paese è una grave minaccia per il 65enne Li, il quale, insieme a molte persone, reputa la lavorazione dell’avorio una forma d’arte e un mezzo di sostentamento.

«L’intaglio dell’avorio rappresenta una tradizione culturale cinese» ha spiegato Li Chunke al reporter della CNN Oscar Holland. «Il popolo cinese lo ama perché è un’abilità antica, una pratica che fa parte delle arti imperiali».

Presso il proprio laboratorio, dove ha trascorso 50 anni della sua carriera, Li ha scolpito ogni cosa: da piccoli pezzi di bigiotteria a lunghe zanne con in incise sopra delle scene classiche.

 

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Materiali alternativi all’avorio

In Cina ci sono delle restrizioni legali che impediscono di poter lavorare l’avorio grezzo a casa propria, ma nonostante questo il reporter della CNN ha notato nel salone dell’artigiano cinese una piccola officina piena di attrezzi utili per la lavorazione di questa preziosa materia.

La rara combinazione tra la densità dell’avorio e la sua levigatezza ne fa un materiale ideale per incisioni complesse, ma ci sono delle alternative: le zanne di ippopotami, narvali e trichechi possiedono caratteristiche simili.

Li Chunke ha rivelato che quando l’avorio non è reperibile, si può usare anche la cera d’api o l’agarwood (la parte legnosa interna non più vitale del tronco degli alberi di Aquilaria e Gyrinops, piante sempreverdi del sudest asiatico, ndr).

Li possiede in casa persino una statuetta ricavata da una zanna di mammuth, materiale rarissimo reperito dal permafrost siberiano.

Quando iniziò negli anni ‘60 l’esportazione di prodotti ricavati dall’avorio, si trattava di oggetti che rappresentavano la cultura tradizionale cinese, ma negli anni i gusti e le richieste sono cambiati, così adesso si intaglia qualsiasi cosa su qualsiasi tema, come la religione o la vita moderna.

 

Commercio legale e illegale di avorio

Li Chunke condanna il bracconaggio e il mercato nero, che spesso sono associati alla sua attività: «Noi siamo intagliatori d’avorio professionisti e il materiale che usiamo deriva da morti naturali. Dobbiamo proteggere la natura: io amo gli animali ed ho un cucciolo come animale da compagnia. È scioccante per me che gli elefanti siano uccisi dagli uomini», ha affermato.

Da quando l’avorio è stato messo al bando nel mondo nel 1989, le attività come quella di possono restare aperte solo in paesi come la Cina, che ancora permette un commercio domestico di questa materia prima. Vi sono però delle regole: si possono importare delle zanne, ma solo se provengono da elefanti morti naturalmente e dai sequestri di polizia.

Gli ambientalisti sostengono però che la distinzione tra mercato legale e illegale sta diventando sempre più sfumata: un’indagine del 2011 dell’International Fund for Animal Welfare (IFAW) ha rilevato che quasi il 60% dei venditori con licenza e delle fabbriche che intagliano l’avorio sono coinvolte nel mercato nero.

Recentemente, per sensibilizzare la popolazione sull’argomento, è stata portata avanti una campagna che aveva come testimonial Yao Ming, la star internazionale del baset: lo scopo era quello di far passare il messaggio che tutto il consumo di avorio, anche di quello che proviene dal commercio legale, alimenta il circolo delle uccisioni dei grandi mammiferi.

Li Chunke ha spiegato alla CNN che il materiale grezzo che deriva dagli elefanti può essere rimpiazzato, anche con il legno e la giada, ma che le sfumature dell’intaglio dell’avorio non possono essere sostituite.

Cosa dire quindi di questa tradizione cinese? Sicuramente che per il momento non è destinata a scomparire.

Info sull'Autore
Alessio Scalzo

Nato nella terra di Pirandello e Sciascia, vivo e lavoro a Milano da un bel po' di tempo ormai. Leggo un po' di tutto e seguo con interesse le evoluzioni del mondo e dell'editoria.